Linea Te

Quante volte ci siamo trovati in difficoltà nel definire quello che noi, nella nostra tradizione, chiamiamo da tempo semplicemente tè? Il dubbio nasce proprio quando ci ritroviamo a leggere articoli, riviste o le stesse confezioni di prodotto, in cui questa bevanda viene definita con molti altri nomi, diversi per modalità di scrittura e, alle volte, anche per pronuncia. E questa confusione è determinata proprio dal fatto che questa preziosa bevanda non ha origini italiane e io suo nome viene, quindi, inteso come un forestierismo, ovvero un termine straniero che è entrato nel gergo comune della nostra lingua.

E allora ci sbizzarriamo tra tè e tea o, ancora the, perché quando pensiamo questo rito la prima cosa che ci viene in mente è il tradizionale appuntamento delle tradizionali “Five ‘o clock” inglesi.

Ma se pensiamo alle vere origini di questa bevanda, ci rendiamo conto che la traduzione inglese non ha fatto altro che fare proprio un rito che, invece, appartiene alla cultura cinese da secoli, in grado di unire meditazione e accoglienza, benessere fisico e benessere mentale.

Però, anche pensando alle origini di questa bevanda, che noi in Darmar conosciamo molto bene in tutte le sue sfumature, non si risolve il problema di come e perché il tè non abbia una sola definizione.

E, in effetti, sono molti i modi con cui si può chiamare questa che è una tra le più antiche bevande conosciute al mondo. Andiamo, allora, con ordine e vediamo perché, oggi, c’è tutta questa confusione tra le diverse nomenclature: tè, tea, the, thè, cha.

 

Se seguiamo i dettami dell’Accademia della Crusca, la forma corretta in Italiano è quella di “tè” che sembra tradurre l’ideogramma corrispondente al termine originale Cinese “te”, in origine pronunciato “tu”. La nostra lingua ha fatto propria la pronuncia della lingua originale e l’ha tradotta, in italiano, così come veniva pronunciata. Se, quindi, pensate di inaugurare la vostra sala dedicata a questa bevanda, il modo più corretto per scriverlo anche sul menù è “tè”.

 

Abbiamo detto che il termine “tè” viene recepito da molti come una parola straniera mutuata dalla nostra lingua. Se cerchiamo sul dizionario, allora, troveremo anche la dicitura “thè”, o “the”, che diventa semplicemente un’altro modo per tradurre il valore fonetico dell’ideogramma originario.

 

La cultura inglese ha portato, nella nostra tradizione linguistica, anche la traduzione inglese dello stesse ideogramma cinese. Ma lo ha fatto secondo le regole di pronuncia e di fonetica della lingua inglese. Il “tè” diventa così “tea”, altro termine che spesso ci capita di leggere che sulle stesse confezioni che troviamo in commercio. Se , però, cerchiamo sul dizionario italiano, questa forma non è recepita come forma italiana, proprio perché traduzione del termine originale in inglese.

 

E solo alla fine lasciamo il tanto discusso “cha”. Da dove viene questo nome così diverso dal nostro “tè”? Questo cambio di pronuncia deriva dall’antica storia Cinese che lega la bevanda a quella della dinastia Han e a uno dei testi più importanti per tutti gli estimatori della bevanda, ovvero “Il canone del tè di Lu Yu”, detto anche “Chajing”. Scritto intorno al 760 d.C., è un vero e proprio manuale del rito e delle diverse tipologie di tè. Ed è anche il primo testo che sancisce il nome cinese di questa bevanda, appunto “cha”.

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